(english / italiano / deutsch)
Assecondare la smania di guerra della NATO?
0) LINKS
1) Stanko Vuleta Letter to The National Post (Canada)
2) Manlio Dinucci: NATO, il sipario di guerra aperto su due fronti / NATO opens its curtain of war on two fronts
3) Da Vicenza e Aviano parà Usa per war games in Ucraina (Antonio Mazzeo)
4) O l’Europa o la Nato (Tommaso Di Francesco)
=== 0: LINKS ===
Scenari di guerra e di pace dell'anno quattordici (Carlo Tia, 7 marzo 2014)
Piano Usa: guerra in Europa, prima che crolli il dollaro (7/3/14)
http://www.libreidee.org/2014/03/piano-usa-guerra-in-europa-prima-che-crolli-il-dollaro/
The Ukraine, Corrupted Journalism, and the Atlanticist Faith (By Karel van Wolferen • August 14, 2014)
«Devo
lasciare 20 persone a casa». Il blocco russo fa le prime vittime (22
agosto 2014)
Frutta e verdura invadono i supermercati veneti, i prezzi crollano. La Gambaro,
azienda agricola di Noale, costretta a non rinnovare i contratti
La Nato si prepara alla guerra in Ucraina? (di Alessandro Avvisato, 27
Agosto 2014)
http://contropiano.org/politica/item/25977-la-nato-si-prepara-alla-guerra-in-ucraina
NATO steps up military preparations against Russia (Kumaran Ira / WSWS, 28 August 2014)
http://www.wsws.org/en/articles/2014/08/28/nato-a28.html
Ucraina,
un salto di qualità nell’attuale tendenza alla guerra (Collettivo Genova City
Strike, 28 agosto 2014)
http://www.noisaremotutto.org/2014/08/28/ucraina-un-salto-di-qualita-nellattuale-tendenza-alla-guerra/
Western threats against Russia increase danger of nuclear war (By Johannes Stern / WSWS, 30 August 2014)
http://www.wsws.org/en/articles/2014/08/30/ukra-a30.html
Several NATO officers blocked in Ukraine's Mariupol — militia (ITAR-TASS, September 01, 2014)
http://en.itar-tass.com/world/747548
La politica di guerra verso la Russia colpirà anche le lavoratrici e i lavoratori del nostro paese (di Mauro Gemma, 1 Settembre 2014)
Ucraina, Nato pronta a schierare 4mila soldati contro Putin. Rasmussen: "Ci saranno le 'punte di lancia', forze di intervento immediato" (Marco Galdi, Ansa – 01/09/2014)
http://www.huffingtonpost.it/2014/09/01/ucraina-nato-russia-putin_n_5748604.html?utm_hp_ref=italy
Belgium: "Russia is an adversary, not a partner" - NATO Secretary General Anders Fogh Rasmussen at Press conference (1/9/2014)
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=8tpSilBs2VY
Seventy-five
years since the outbreak of World War II (Barry Grey / WSWS, 1 September
2014)
Under
conditions of mounting social tensions and deepening economic crisis, the
imperialist ruling classes are recklessly pushing the conflict over Ukraine
to the point of open warfare between NATO and Russia.
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/01/pers-s01.html
US and Europe escalate provocations against Russia (By Johannes Stern /
WSWS, 1 September 2014)
This
weekend's EU summit in Brussels marked a major escalation of threats against
Russia, raising the specter of full-scale war between Russia and NATO.
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/01/ukra-s01.html
Russia to adjust military doctrine due to NATO expansion, Ukraine crisis (RT, September 02, 2014)
http://rt.com/news/184376-russia-military-doctrine-nato/
Nato, maxi esercitazione nell'est Europa per dare un segnale a Putin. Partecipano anche le truppe d'assalto italiane (L'Huffington Post, 02/09/2014)
Ukraine and the militarization of Europe (Peter Schwarz / WSWS, 2 September 2014)
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/02/pers-s02.html
La Nato prepara una forza di reazione rapida contro Mosca (Marco Santopadre, 02 Settembre 2014)
Ein Ring um Russland (NATO-Gipfel – GFP, 03/09/2014)
http://www.german-foreign-policy.com/de/fulltext/58939
European sanctions complement military aggression against Russia (By Clara Weiss / WSWS, 5 September 2014)
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/05/eusa-s05.html
France stops deal to deliver Mistral helicopter carrier ships to Russia (By Stéphane Hugues / WSWS, 5 September 2014)
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/05/mist-s05.html
Italia-Russia, il pericoloso gioco delle sanzioni. Lettera degli imprenditori a Squinzi (Fabio Sebastiani, 3 Settembre 2014)
Italia, pronta alla guerra contro la Russia di Putin: invia un centinaio di parà della Folgore (3 Settembre 2014)
“Militari italiani per l’Ucraina”. Ma a qualcuno interessa impedire la Terza Guerra Mondiale? (F. Santoianni)
http://pecorarossa.tumblr.com/post/96472078539/militari-italiani-per-lucraina-ma-a-qualcuno
US and NATO step up military preparations against Russia (By Niles Williamson / WSWS, 3 September 2014)
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/03/ukra-s03.html
German President Gauck threatens Russia with war (By Peter Schwarz / WSWS, 3 September 2014)
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/03/gauc-s03.html
Permanent Ceasefire Announced in Ukraine (TeleSur, 3 September 2014)
http://www.telesurtv.net/english/news/-Permanent-Ceasefire-Announced-in-Ukraine-20140903-0017.html
Ucraina, nonostante l'accordo Mosca-Kiev, la Nato fa partire le esercitazioni (Fabio Sebastiani, 4 settembre 2014)
Nato, un vertice di guerra (Marco Santopadre, 05 Settembre 2014)
http://contropiano.org/internazionale/item/26144-nato-un-vertice-di-guerra
Il punto di Giulietto Chiesa - 5 settembre 2014
VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=Ih4svTAhbN0
Capitalist
breakdown and the drive to war (Nick Beams, 6 September 2014)
Just
as in the period prior to 1914, a deepening breakdown of the global capitalist
system is fuelling the drive to a new world war.
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/06/pers-s06.html
German media steps up its warmongering (By Johnnes Stern / WSWS, 6 September 2014)
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/06/germ-s06.html
German government discusses massive increase in military spending (By Christoph Dreier / WSWS, 6 September 2014)
http://www.wsws.org/en/articles/2014/09/06/gmil-s06.html
Ucraina, tregua già violata e nervi tesi (Marco Santopadre, 6 Settembre 2014)
http://contropiano.org/internazionale/item/26166-ucraina-tregua-gia-violata-e-nervi-tesi
=== 1 ===
http://fullcomment.nationalpost.com/2014/09/06/todays-letters-politics-makes-strange-bedfellows/
Do as I say …
Re: Russia Blusters, NATO Cowers, editorial, Sept. 3.
Accusing Russia of attacking Ukraine, NATO Secretary-General Anders Fogh Rasmussen said that, “This is the first time since the end of the Second World War that one European country has tried to grab another’s territory by force.” Maybe the Secretary-General has a case of amnesia, because, if memory serves, NATO countries themselves did just this just 15 years ago, when they attacked Serbia and grabbed the Serbian territory of Kosovo by force.
In the same speech, Mr. Rasmussen also said, “We strongly condemn Russia’s repeated violations of international law. This begs the question: Was he referring to the same international law that NATO countries violated when they attacked Serbia in 1999?
Stanko Vuleta, president, The Ottawa Serbian Heritage Society, Ottawa.
=== 2 ===
NATO, il sipario di guerra aperto su due fronti
di Manlio Dinucci, su Il Manifesto del 4.9.14
Si apre oggi a Newport nel Galles il Summit dei capi di stato e di governo dei
28 stati della Nato, che prenderà «decisioni chiave su come affrontare le
attuali e future sfide alla sicurezza», attribuite alla «aggressione
militare della Russia contro l’Ucraina» e alla «crescita dell’estremismo e
della conflittualità settaria in Medio Oriente e Nord Africa». Un Summit
«cruciale», attraverso cui gli Stati uniti, che conservano l’indiscussa
leadership nella Nato, mobilitano gli alleati europei contemporaneamente su due
fronti di guerra. In Europa, in poco più di sei mesi, è saltata la
«distensione» e si è ritornati a una situazione per certi versi più
pericolosa di quella della guerra fredda. Come è potuto accadere? Per capirlo,
occorre riandare al momento in cui, nel 1991, la scomparsa dell’Urss e del suo
blocco di alleanze crea nella regione europea una situazione geopolitica
interamente nuova. Gli Stati uniti, rimasti l’unica superpotenza, cercano di
trarne il massimo vantaggio, varando una nuova strategia in cui dichiarano
«di fondamentale importanza preservare la Nato quale canale dell’influenza
statunitense negli affari della sicurezza europea». A tal fine occorre «impedire
la creazione di dispositivi di sicurezza unicamente europei, che
minerebbero la Nato» (Defense Planning Guidance). Contemporaneamente, mentre
usano la Nato per mantenere la loro leadership sull’Europa occidentale, gli
Usa se ne servono per andare alla conquista di quella orientale. Demolita
con la guerra la Jugoslavia, la Nato si estende a est, inglobando tutti i paesi
dell’ex Patto di Varsavia, due della ex Jugoslavia e tre dell’ex Urss.
Entrando nella Nato, i paesi dell’Est vengono a dipendere più da Washington che
da BruxelIes. Qualcosa però inceppa il piano di conquista: contrariamente a
quanto previsto, la Federazione russa si riprende in gran parte dalla
crisi del dopo guerra fredda, stringe crescenti relazioni economiche con
l’Unione europea, fornendole il grosso del gas naturale, e apre nuovi
sbocchi commerciali con la Cina e altri paesi asiatici. Ciò mette in
pericolo gli interessi strategici statunitensi. È a questo punto che scoppia la
crisi in Ucraina: dopo aver assunto con un lavoro di anni il controllo di
posizioni chiave nelle forze armate e addestrato i gruppi neonazisti, la Nato
promuove il putch di Kiev. Costringe così Mosca a muoversi in difesa dei russi
di Ucraina, esponendosi alle sanzioni: una lama a doppio taglio, in quanto
le controsanzioni russe danneggiano l’Unione europea, facilitando il piano
della partnership transatlantica per il commercio e gli investimenti attraverso
cui Washington cerca di accrescere l’influenza statunitense sulla Ue.
Contemporaneamente, sotto guida Usa, la Nato estende la sua strategia al Nord
Africa e Medio Oriente, e oltre fin sulle montagne afghane e nella regione
Asia/Pacifico. L’obiettivo strategico resta quello enunciato nella Defense
Planning Guidance: «Il nostro primo obiettivo è impedire che qualsiasi potenza
domini una regione le cui risorse sarebbero sufficienti a generare una
potenza globale». Oggi soprattutto in Asia, dove – sulla scia degli accordi
russo-cinesi, che vanificano le sanzioni occidentali contro la Russia aprendole
nuovi sbocchi a est – si prefigura la possibilità di una unione
eurasiatica in grado di controbilanciare quella Usa-Ue. La demolizione della
Libia con la guerra, l’analoga operazione lanciata in Siria (finora
non riuscita), il rilancio della guerra in Iraq, l’uso a doppio taglio di formazioni
islamiche (sostenute per abbattere i governi presi di mira, usate quindi per
giustificare altri interventi armati) rientrano nella strategia Usa/Nato.
Dove ci porta tutto questo? In altre guerre, in scenari sempre più pericolosi
di confronto tra potenze nucleari. In una accelerazione della corsa agli
armamenti e, di conseguenza, della spesa militare. Uno dei punti
all’ordine del giorno del Summit è quello che i paesi della Nato debbano
«spendere la giusta quantità di denaro per dotarsi di forze a spiegamento
rapido, migliore addestramento e armamenti moderni». Si prospetta dunque
un aumento della spesa militare: quella italiana, secondo i dati ufficiali
della Nato, ammonta a 56 milioni di euro al giorno, più la spesa per le
missioni militari all’estero e altri stanziamenti extra-budget, che secondo il
Sipri portano la spesa militare effettiva dell’Italia a quasi 70 milioni di
euro al giorno.
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http://www.workers.org/articles/2014/09/04/nato-opens-curtain-war-two-fronts/
NATO opens its curtain of war on two fronts
By Manlio Dinucci on September 4, 2014
Sept. 4 — The Summit of Heads of State and Government of the 28 states of NATO opens today in Newport, Wales, where these leaders will take key decisions “to ensure NATO is prepared to address current and future security challenges” that they attribute to “military aggression of Russia against Ukraine” and “growth of extremism and sectarian conflict in the Middle East and North Africa.” In this “crucial” summit, the United States, which retains the undisputed leadership in NATO, and its European allies will mobilize simultaneously on two war fronts. (Secretary General Anders Fogh Rasmussen’s press conference)
Europe, in little more than six months, has leaped out of the “Détente” stage back to a situation in some ways more dangerous than that during the Cold War. To understand how this happened, we must look back to the time when, in 1991, the demise of the USSR and its bloc of alliances in the European region created an entirely new geopolitical situation. The U.S., the only superpower left standing, tried to take full advantage of this situation, launching a new strategy in which Washington declared it “of fundamental importance to preserve NATO as the primary instrument of Western defense and security, as well as the channel for U.S. influence and participation in European security affairs.” To this end it was necessary “to prevent the emergence of European-only security arrangements which would undermine NATO.” (Defense Planning Guidance)
At the same time, while using NATO to maintain U.S. leadership over Western Europe, the U.S. also used NATO to carry out the conquest of Eastern Europe. Having demolished Yugoslavia with war, NATO extended its reach eastward, including all the countries of the former Warsaw Pact, two from the former Yugoslavia and three from the former Soviet Union. Entering into NATO, the countries of Eastern Europe have come to depend more on Washington than Brussels.
But something disrupted Washington’s plans for conquest: contrary to what was foreseen, the Russian Federation began to respond to the crisis of the post-Cold War, tightening its growing economic relations with the European Union by providing the bulk of its natural gas and opening up new business opportunities with China and other Asian countries. These steps threatened the strategic interests of the U.S.
It was at this point that the crisis broke out in Ukraine: After spending years of work to take control of key positions in the armed forces and training neo-Nazi groups, NATO promoted the Kiev coup of Feb. 22. This forced Moscow to move in defense of the ethnic Russians of Ukraine, which exposed Russia to sanctions. The sanctions policy is a double-edged sword: Russia’s counter sanctions harm the European Union and expedite the plan for transatlantic partnership for trade and investment, through which Washington seeks to increase U.S. influence on the EU.
At the same time, under U.S. leadership, NATO has extended its strategic reach into North Africa and the Middle East, and beyond the Afghan mountains and into the Asia/Pacific region. The strategic objective remains that which was set out in the Defense Planning Guidance: “Our first objective is to prevent any hostile power from dominating a region whose resources would be sufficient to generate global power.” Today, especially in Asia, where — In the wake of the Russian-Chinese agreements, frustrating the impact of Western sanctions against Russia by opening new outlets in the East – there looms the possibility of a Eurasian union to offset the U.S.-EU bloc.
The demolition of Libya by war, a similar operation launched in Syria (which has so far failed), the reprisal of the war against Iraq, the double-edged manipulation of Islamic formations (supported to bring down targeted governments, then used elsewhere to justify armed intervention) are all included in the U.S./NATO strategy.
Where does this lead? To other wars, to scenarios of increasingly dangerous confrontation between nuclear powers. To an acceleration of the arms race and, consequently, of military spending. One of the items on the agenda of the Summit is that NATO countries should “spend the right amount of money on deployable forces, training and modern equipment.”
What is likely, therefore, is an increase in military spending: Italy’s, according to official data of NATO, amounted to 56 million euros per day, plus the expenditure on military missions abroad and other extra-budgetary funds, which, according to the Stockholm International Peace Research Institute, bring current military spending in Italy to almost 70 million euros per day ($100 million)*. (Il Manifesto, Sept.4, 2014)
[*Translator’s note: The NATO Summit is scheduled to discuss raising NATO spending alone by $60 billion over 10 years; total military spending of NATO countries, according to SIPRI, is 70 percent of the more than $1.7 trillion total military spending worldwide. Official U.S. military spending is $640 billion per year, but this amount excludes certain expenditures that are military related, like the continuing costs of past wars, that if included might raise the total to over $1 trillion per year.]
Published Sept. 4 in the Italian newspaper, Il Manifesto, this article was translated to English by Workers World managing editor John Catalinotto.
=== 3 ===
http://antoniomazzeoblog.blogspot.it/2014/09/da-vicenza-e-aviano-para-usa-per-war.html?m=1
Da Vicenza e Aviano parà Usa per war games in Ucraina
di Antonio Mazzeo – venerdì 5 settembre 2014
Oltre duecento paracadutisti statunitensi stanno per essere trasferiti in Ucraina per partecipare ad una vasta esercitazione militare multinazionale. I parà appartengono tutti al 173rd Airborne Brigade Combat Team, il reparto d’élite aviotrasportato dell’esercito Usa di stanza a Vicenza. I war games si terranno dal 16 al 26 settembre nella parte occidentale del paese; le unità statunitensi raggiungeranno l’International Peacekeeping and Security Center di Yavoriv con voli cargo che decolleranno dalla base aerea di Aviano (Pordenone). Quella della 173^ brigata aviotrasportata di Vicenza sarà la prima presenza di truppe Usa in territorio ucraino dopo lo scoppio del conflitto interno.
L’esercitazione prenderà il nome di “Rapid Trident” e vedrà la partecipazione di 1,300 militari di 15 nazioni (Ucraina, Azerbaijan, Bulgaria, Canada, Georgia, Germania, Gran Bretagna, Lettonia, Lituania, Moldavia, Norvegia, Polonia, Romania, Spagna e Stati Uniti). “Saranno eseguite operazioni di peacekeeping, trasporto mezzi, pattugliamento, individuazione e disattivazione di materiale esplodente”, ha riferito il portavoce del Pentagono, colonnello Steve Warren. “L’esercitazione si terrà a Lviv, al confine con la Polonia, e contribuirà a promuovere la stabilità e la sicurezza regionale, rafforzare la partnership e favorire la fiducia con gli alleati, mentre migliorerà l’interoperabilità tra il Comando delle forze Usa in Europa USAREUR, le unità terrestri dell’Ucraina e altri paesi Nato”. Il Pentagono ha annunciato inoltre di aver consegnato alle autorità di Kiev nuovi aiuti militari “non letali”, tra cui “caschi protettivi, dispositivi robot anti-esplosivi, sacchi a pelo, uniformi, sistemi di radiocomunicazione, giubbotti antiproiettile e kit sanitari”.
“Rapid Trident” era stata programmata inizialmente per il mese di luglio, ma il Comando di US Army in Europa aveva poi deciso di spostarla a settembre. L’esercitazione viene condotta annualmente in Ucraina sin dal 1995, anche se originariamente vedeva schierate solo unità nazionali e statunitensi. L’ultima edizione si è tenuta nel luglio 2013 e ha visto partecipare oltre un migliaio di militari di 17 paesi (Stati Uniti, Ucraina, Armenia, Azerbaijan, Bulgaria, Canada, Danimarca, Georgia, Germania, Gran Bretagna, Moldavia, Norvegia, Polonia, Romania, Serbia, Svezia e Turchia). Anche lo scorso anno hanno preso parte a “Rapid Trident” i paracadutisti del 173rd Infantry Brigade Combat Team di Vicenza, portando a termine oltre 300 lanci da elicotteri e aerei e l’addestramento delle unità ucraine al trasporto mobile aereo. L’esercitazione fu monitorata da “ispettori” del Comando per le forze terrestri della Nato di Izmir (Turchia).
In est Europa sono in corso altre importanti esercitazioni dell’Alleanza Atlantica con palesi obiettivi anti-russi. In un ampio territorio comprendente la Germania orientale e le Repubbliche baltiche, si svolge “Steadfast Javelin II”, a cui partecipano centinaia di militari di 13 paesi (Bulgaria, Canada, Germania, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovenia, Stati Uniti e Italia, quest’ultima con i paracadutisti della Brigata “Folgore”), più due nazioni della Partnership for peace, Bosnia Erzegovina e Serbia. Una dozzina di cacciabombardieri F-15 e 180 militari statunitensi, provenienti dalla base di Lakenhealth (Gran Bretagna), sono impegnati invece in Bulgaria in un’esercitazione bilaterale di due settimane con le forze aeree locali. Da ottobre sino alla fine dell’anno si terrà invece una vasta esercitazione terrestre in Polonia e nelle Repubbliche baltiche a cui prenderanno parte 600 unità della 1^ Divisione cavalleria di US Army, proveniente da Fort Hood (Texas), con carri armati M-1 “Abrams”, blindati e velivoli corazzati.
Al Comando Nato di Bruxelles si approntano intanto i programmi per trasferire stabilmente in Europa orientale uomini e mezzi dell’Alleanza. Al recente vertice in Galles, è stata approvata la creazione di una forza di pronto intervento con “punte di lancia” (Spearhead), capaci di entrare in azione nel giro di 48 ore, con il supporto di aviazione, marina e forze speciali. La task force avrà a disposizione basi permanenti, depositi di munizioni e carburante e tutte le infrastrutture di supporto necessarie, nei paesi Nato prossimi alla frontiera con la Russia. Saranno avviate presto attività addestrative delle unità speciali e di pronto intervento dell’Europa orientale. Il governo polacco ha formalmente chiesto a Washington di trasferire stabilmente in Polonia perlomeno un gruppo di volo con cacciabombardieri F-16 a capacità nucleare, di stanza oggi ad Aviano. Il presidente della Romania, Traian Basescu, ha annunciato che prossimamente un contingente di 200 militari Nato, tra piloti, meccanici e tecnici di manutenzione di velivoli aerei sarà stazionato in uno scalo militare rumeno. Bruxelles ha infine dato un colpo di acceleratore al programma di allargamento Nato a Macedonia, Montenegro, Georgia, Bosnia-Erzegovina, Serbia e, ovviamente, all’Ucraina.
Il 173rd Airborne Brigade Combat Team di Vicenza è stato impiegato nei principali scacchieri di guerra mediorientali, in particolare in Iraq e in Afghanistan, dove più di un centinaio di suoi militari hanno perso la vita. Da qualche mese, i comandi generali della brigata e quattro battaglioni (due provenienti dalla base di Bamberg, Germania e due dalla base vicentina di Camp Ederle) sono stati trasferiti nel nuovo hub logistico-militare realizzato all’interno dell’ex aeroporto “Dal Molin” di Vicenza, rinominato “Camp Del Din”. I lavori infrastrutturali, avviati nel 2008, hanno comportato una spesa di 289 milioni di euro. Sono stati realizzati, in particolare, 31 nuovi edifici destinati a caserme-alloggio per 2.000 militari, magazzini, spazi operativi, officine di manutenzione velivoli, uffici e centri comando, due parcheggi multipiano per 800 auto e 50 motocicli, diversi centri sportivi. Con il trasferimento al “Dal Molin” dei due battaglioni della 173rd Airborne Brigade provieniti dalla Germania, il numero dei soldati Usa a Vicenza ha raggiunto le 4.000 unità.
=== 4 ===
O
l’Europa o la Nato
di Tommaso Di Francesco, su Il
Manifesto del 03/09/2014
«La maggioranza dei membri della Commissione Ue non capisce nulla di questioni
mondiali. Vedi il tentativo di far entrare nella Ue l’Ucraina. È megalomania…
hanno posto a Kiev la scelta o Ue o Est… ci vuole una rivolta del Parlamento
europeo contro gli eurocrati di Bruxelles, così si rischia la terza
guerra mondiale»: (prima di quelle di Bergoglio) sono le parole allarmate
dell’ex cancelliere tedesco Schmidt in un’intervista alla Bild di
tre mesi fa che non parla ancora di ingresso esplosivo di Kiev. Pericolo
sul quale, con tentativo non riuscito di influenzare le scelte di Obama che
invece rilancia il riarmo atlantico sulla base del presunto
sconfinamento-invasione russa dell’Ucraina, si sono pronunciati gli ex segretari
di Stato Usa Kissinger e Brzezinski e perfino l’ex capo del Pentagono
dell’amministrazione Obama, Robert Gates che nel suo libro di memorie ha
scritto: «L’allargamento così rapido della Nato a est è un errore e serve
solo ad umiliare la Russia, fino a provocare una guerra». Non è servito a
nulla a quanto pare.
Lamentano i governi europei che è in gioco l’unità territoriale
dell’Ucraina e Federica Mogherini, Mrs Pesc in pectore davanti al Parlamento
europeo, per farsi perdonare di essere considerata filorussa dati
gli interessi dell’Eni, ha la faccia tosta di accusare: «È colpa di Putin».
Se gli stava veramente a cuore l’unità territoriale dell’Ucraina, perché
i governi europei insieme alla Nato e agli Usa con tanto di capo della Cia
John Brennan, senatori repubblicani guidati da McCain e segretario
di stato Kerry tutti su quella piazza, hanno alimentato e sostenuto dalla
fine del 2013 fino al maggio 2014 la rivolta, spesso violenta e di
estrema destra, di Piazza Majdan che ha rimesso di fatto in discussione
l’unità territoriale del Paese. Mentre l’ambasciatrice Usa mandava
affan… l’Europa. Era colpa di Putin anche la rivolta di piazza Majdan? Magari
perché aveva soccorso, pronta cassa, le richieste di Kiev quando l’Ue
se ne lavava le mani in preda alla sua crisi?
E come dimenticare che quella rivolta è stata nazionalista ucraina e antirussa,
non solo anti-Putin, ma contraria ai diritti delle popolazioni dell’est
che avevano sostenuto ed eletto Yanukovitch — certo corrotto, ma non
meno dell’attuale Poroshenko e del premier dimissionario Yatsenyuk. La
rivolta di Majdan è stata nazionalista antirussa, contro gli interessi
politici e sociali delle popolazioni dell’est, di lingua russa all’80%,
quando non proprio russe e comunque filorusse, legate alla Russia per
appartenenze storiche, religiose e culturali e per legame economico
imprescindibile e complementare alla propria sopravvivenza, tutt’altro
che garantita dall’associazione delle regioni dell’ovest all’Ue.
È lì, in quel sostegno strumentale e ideologico, come se fosse un nuovo
’89, dato dall’Occidente europeo ed americano che si è consumata l’unità dell’Ucraina
che a quel punto si è associata all’Ue solo a metà.
Ora accade che il governo di Kiev dimissionato pochi giorni fa dal presidente
Poroshenko annunci, di fronte alla presunta invasione — è il
quarto allarme in due mesi — la richiesta di adesione all’Alleanza atlantica.
«Il governo ha sottoposto al parlamento un progetto di legge per annullare
lo status fuori dei blocchi dell’Ucraina e tornare sulla via
dell’adesione alla Nato» ha dichiarato quasi in fuga il premier uscente, già
leader di Majdan, Yatseniuk. E subito il segretario della Nato Ander
Fogh Rasmussen, ha ammiccato: «Ogni paese ha diritto di scegliere da sé le
proprie alleanze». Tanto più che la decisione sembra andare incontro
alle ultime parole di Obama che, ormai incapace di uscire dal «militarismo
umanitario» degli Stati uniti, sciorina per fermare l’orso russo
(quel Putin che gli ha impedito di impelagarsi ancora di più nella guerra in
Siria) la «nuova» agenda del riarmo americano e Nato nell’Europa
dell’est, dalla Polonia, ai Paesi baltici — andrà in Estonia per questo
domani — e alle finora neutrali Finlandia e Svezia.
Altro che nuova agenda: è la scellerata strategia della Nato in atto da più
di venti anni a partire dalle guerre nei Balcani, con relativa redistribuzione di
costi per la difesa sullo scacchiere europeo, tra gli stessi paesi ora alle
prese con la lacerante crisi economica. Una strategia che in questi
venti anni ha visto l’ingresso di tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia
nella Nato, con missioni in guerre alleate, a partire dall’ex Jugoslavia
(dove, a specchio capovolto della storia, i raid Nato hanno aiutato i
ribelli dell’Uck — criminali, dice ora l’indagine della stessa commissione
Ue Eulex — ad ottenere l’indipendenza) e ancora tante basi, strutture
d’intelligence, siti missilistici, ogive nucleari, scudi spaziali tutti
quanti ai confini russi.
Senza l’allargamento a est della Nato non ci troveremmo sull’orlo di un conflitto
spaventoso in Ucraina, né ci sarebbe stata la sceneggiata arrogante di
una leadership di oligarchi voltagabbana che ha destabilizzato
l’Ucraina con la violenza della piazza «buona» perché sedicente filoeuropea,
e che ora cavalca la repressione sanguinosa della piazza «cattiva» perché
filorussa. Senza la Nato esisterebbero una politica estera e di difesa
dell’Ue. Intanto in queste ore nell’est ucraino si combatte, Kiev è
all’offensiva. Secondo l’Onu i morti, tanti i civili, in quattro mesi sono più
di 2.600.
Se dal vertice Nato che si apre domani a Cardiff, in Galles, arrivasse un
sì alla richiesta incendiaria di Kiev e se si avvia, come accade, lo schieramento
di forze militari Nato in dichiarate esercitazioni anti-Russia o ai confini
russi, come ha chiesto l’irresponsabile Cameron, è l’inizio della
fine. Cioè la separazione delle regioni dell’est con l’intervento, stavolta
vero, della Russia nella guerra, a quel punto motivata a difendere dalle
truppe occidentali le popolazioni russo-ucraine, lo status proclamato
dagli insorti filo-russi ma anche lo stesso territorio russo. Quando invece
è chiaro che l’Ucraina resterà unita finché non apparterrà ad alcun
blocco militare e se ci sarà un tavolo negoziale per una federalizzazione
del paese capace di garantire l’autonomia sostanziale dell’est. È quello
che chiede anche Putin quando dichiara: «Devono essere immediatamente
avviati negoziati sostanziali non su questioni tecniche, ma
sull’organizzazione politica della società e sul sistema statale nel sud-est
dell’Ucraina allo scopo di garantire incondizionatamente gli interessi
delle persone che vivono lì», ma le sue parole sono tradotte in modo propagandistico
dai media velinari: «Voglio uno Stato nell’est».
È la stessa richiesta che formula, inascoltato, sul Corriere della Sera,
Sergio Romano, tra i pochi ad intendersi di Russia. Federale e neutrale
sono le due parole chiave garanzia di pace anche per l’Ue, e certo non
aiuta l’elezione a presidente dell’Unione del polacco Tusk, leader della
Polonia che vanta un contenzioso storico su una parte della terra
ucraina considerata ancora «polacca».
Altrimenti sarà, e non a pezzetti, la terza guerra mondiale in piena Europa.
E siamo a cento anni fa. È il nuovo che avanza, la «nuova generazione» alla
guida europea tanto cara a Renzi. Ora la Mrs Pesc Mogherini, anche se è stata
commissariata da un vice-Pesc tedesco, ha l’occasione di dimostrarsi per
una volta europea e non schiacciata sull’Alleanza atlantica e sugli Stati
uniti. Qualcosa ci dice che non saremo ascoltati.
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